Riardo
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I nostri ragazzi come vedono Riardo: http://calendariardo.blogspot.com

Breve storia di Riardo

Il nome "Riardo" è un nome di origine greca (come tanti nomi della nostra zona). La Campania e l'Italia Meridionale sono pieni di nomi propri sempre di origine greca. Il perché è facile e semplice compren­derlo: perché fu la lingua greca predominante nell'Italia meridionale ed in Campania, come in Sicilia e altrove, a dare i nomi, che dopo di­vennero propri, a paesi, città, monti, ecc. E questi nomi venivano imposti dalla lingua e civiltà greca, superore a quella osca, man mano che dalla costa i greci si inoltravano nella no­stra regione per motivi commerciali soprattutto. Coll'imposizione dei nomi greci si imponeva anche la civiltà greca più evoluta di quella osca, allora dominante nelle nostre zone.

Riardo che già aveva un suo castello (secolo VIII/IX) viene nominata nel testo del Rinaldo, tomo 11, pag. 147, anno 1063. Rìardo viene ancora nominata nel 1150 (De Ríardo feudum unius milite, dal Catalo­gus baronum di E. Jamison); poi nel 1193, in una bolla di Celestino 111; nel 1269 (Universitati homini Riardi, Cancelleria Angioina, Reg. 5);nel 1271, Riardo (Registro Onciario; vol. 10, pag. 34 Carolus 1, 1271) e così di seguito fino ad oggi . 

Come già accennato nel 1063, Riccardo, principe normanno s'impadronisce di Riardo e del suo contado (Rinaldo: Memorie stori­che di

Castello Longobardo IX secolo

Riardo, nominato da mille anni circa, esisteva, come frazione di Teano sin da quattro o cinque secoli prima di Cristo; ebbe poi la sua auto­nomia da Teano quasi certamente dall'imperatore Federico Il che, nel Settembre 1229 era stato accolto dai Riardesi, ospitato e guidato fino all'abbazia della Ferrara in Vairano. Vedi il nostro testo: 'L'Imperatore Federico Il a Riardo". 

Già prima dell'inizio dell'impero romano Riardo era un noto centro, il suo terreno aveva un alto valore, e qui venivano ed abitavano perso­naggi molto noti di romani illustri, come il Nasica, cognome degli Scipioni, come ci conferma Livio, oppure i Ponzii, di origine sannita.

Per tutta l'antichità e l'alto medio evo Riardo non era altro che una importante frazione di Teano e si dovrà attendere il 1250 per essere considerato un comune autonomo da Teano, a tutti gli effetti.

Perché diciamo che Riardo esisteva dal V oppure IV secolo prima di Cristo? Per la sua ricchezza naturale data dalle acque minerali prove­nienti dal bacino idrico di Riardo, uno dei più grandi d'Italia. Nell'antichità greca e romana le acque mine­rali erano sacre e considerate tali perché con esse si curavano molti malanni, con bagni salutari.

Gli antichi Greci e Romani non avevano farmaci, come noi oggi. Molti mali venivano curati con i salutari bagni in acque minerali. Da qui la fama del luogo. Quando i Greci con la seconda colonizzazione dell'Italia meridionale che si protrasse per alcuni secoli, iniziarono a commerciare coll 'interno della nostra regione, non conoscendo i nomi dei singoli luoghi, imposero i nomi greci ai vari siti, come avevano fatto a Napoli, Cuma, Ischia, Pozzuoli ecc.

Questi nomi greci si riferivano quasi sempre ad una peculiarità della zona e quindi i nomi rispecchiavano un dato di fatto realmente esistente.

Allora non esistevano le carte topografiche ed i Greci conoscevano le varie zone dai nomi che loro imponevano. Su quanto detto non c'è al­cun dubbio. Un autore, Giovanni Pugliese Caratelli, nel suo libro: "Storia di Napoli", pag. 24, ha registrato lungo le rotte commerciali greche tutta una serie di toponimi ellenizzati, oltre 500, che costituivano le caratteristiche di quei luoghi. Cuma fondata verso il 715 a.C. ebbe vocazione prettamente commerciale ed agricola con lo scambio di vasellame, armi, lana, oggetti di metallo in cambio di cereali, le­gname ecc.

Cuma si rivelò decisiva soprattutto come centro di diffusione della civiltà greca in Campania, nel Lazio ed in Etruria (J.Berard: La Magna Grecia, pag. 40/60). L'alfabeto greco fu conosciuto ed usato dalle po­polazioni italiche, Latini ed Etruschi per primi, grazie a Greci di Cu­ma.

Non c'è quindi da meravigliarsi, ma anzi questa è una conferma di quanto scrivono noti autori di storia, che i nomi della nostra zona, certamente i più antichi hanno assoluta attinenza con l'origine greca e quindi provenienti da parole greche. Così, per ricordare, abbiamo: Teano da teaomai (visibile da lontano), monte Lucrio ( da lucnos, luce perché nell'antichità era un piccolo vulcano attivo), Riardo da reoardo (fonte che zampilla, sorgente che disseta) e tante altre.

Quindi il nome RIARDO ha avuto origine da due verbi greci (reo e ardo) che danno il significato suddetto. Ecco perché Riardo, almeno come nome dato al sito delle prime capanne sorte nelle vicinanze delle sorgenti, rimonta all'epoca greca, avendo gli Osci di Capua e Teano (Osci Sidicini) adottato, da tempo~ l'alfabeto greco.

L'origine del nome greco di Riardo (come tanti altri) ci può dare una certa datazione dei primordi, soltanto riferendoci ai commercianti gre­ci di Cuma nei secoli Seicento e Cinquecento avanti Cristo. Quasi certamente fu in quel periodo che la nostra zona fu denominata Riar­do, con chiaro riferimento alle sorgenti idrominerali ancora oggi esi­stenti nel nostro comune.

Per circa un millennio e mezzo Riardo rimase una frazione di Teano, perché nel periodo greco, romano e per molti secoli dopo la scomparsa dell'impero romano, il "municipium" era molto esteso e la regione non era frazionata in tanti comuni autonomi, come oggi. Strabone ci dice che solo Capua e Teano erano città di un certo rilievo e che tutti i restanti agglomerati erano "oppidula" cioè piccolissimi centri senza alcuna autonomia cittadina, come l'intendiamo noi oggi.

Deducendo da quanto sopra detto possiamo ritenere che Riardo ha avuto la sua origine greco/osca/sidicina, quindi di almeno due tre secoli prima che i Romani mettessero piede in Campania, ma sempre come frazione di Teano.

Il periodo romano di Riardo si ebbe quando i romani penetrarono in Campania e presero Capua sotto la loro protezione: Riardo nel periodo della prima guerra sannitica, 343/330 avanti Cristo conobbe l'occupa­zione romana e non sannitica perché i Sidicini non furono mai conquistati oppure occupati, neanche temporaneamente dai Sanniti. Verso il 3 10. a.C. quando cioè Roma aveva saldi piedi nella Campania, anche Teano ed il territorio sidicino, quindi anche la zona di Riardo, dovette­ro cadere nel pacifico e perpetuo dominio della Repubblica Romana.

I sidicini furono sempre fedeli alleati di Roma e fino al 173 a.C. con­servarono una certa indipendenza; furono alleati fedeli durante la guerra annibalica ed una coorte di Sidicini fu la più valorosa nella battaglia del Trasimeno, tanto da riuscire a salvarsi col suo valore. Di questa coorte sidicina certamente avranno fatto parte alcuni riardesi.  

  Annibale

Per tutto il periodo antico non si può parlare di Riardo come un centro urbano specie nei tre secoli prima dell'ingresso romano in Campania; l'evoluzione riardese avvenne lentamente, rallentata dalla guerra annibalica, poi ripresa a svilupparsi subito dopo Annibale, come ci confermano le lapidi romane rivenute in piazza Vittoria, negli anni 1933/35. esse sono le più numerose di tutta la nostra zona perché a Riardo conveniva gente varia, ricca, importante. Le poche capanne co­struite per la guardia alle fonti idrominerali, si erano trasformate nei secoli successivi fino a costituire un centro che aveva il suo cimitero nell'attuale piazza Vittoria.

Qualcuno ha pensato che il nostro castello medioevale e longobardo potesse essere stato costruito sopra basi di mura romane. Niente ro­manità sul castello sia perché i Romani non costruivano castelli come residenza di signori dominatori di un piccolo territorio, sia perché il castello è una costruzione prettamente medioevale e non romana. I Romani costruivano l'arx come opera militare e centro di estrema di­fesa cittadina e cingevano di mura possenti le loro città. Se i Romani non occuparono mai militarmente la città di Teano, ciò fu dovuto alle grandi fortificazioni murarie delle quali era dotata.

Né sotto, né sopra le fondamenta del castello di Riardo esistono mura di epoca romana. Ciò è da escludersi con assoluta certezza. Anche perché il castello di Riardo sorse da un semplice accampamento mili­tare dal secolo VIII al IX, di sicura origine longobarda, sotto il castello

Altre varie interpretazioni sono certamente errate, anche se noi le abbiamo riportate nel nostro testo "Riardo" del 1974, ma solo come ipotesi. Per chi leggendo questo nostro testo non conoscesse Riardo, diciamo che il nostro comune è situato nella zona nord della provincia di Caserta. Abbiamo già visto che la sua origine può rimontare al V secolo a.C. come pagus sidicino e che era parte integrante del "municipium" di Teano; e come frazione di Teano rimase per secoli, fino a quando il grande imperatore Federico 11, dopo il 1229 non gli concesse l'autonomia da Teano, quasi certamente per l'aiuto fornito dai cittadini riardesi al suddetto imperatore, per averlo accompagnato sano e salvo da Riardo, all'abbazia di S. Maria della Ferrara, in territo­rio di Vairano Patenora. Subito dopo questa data troviamo nei vari do­cumenti che si parla di "Università di Riardo", cioè Riardo comune autonomo, confermandosi così la nostra supposizione. Ma il nome "RIARDO" lo troviamo anche mille anni or sono quando, nel 1063, Riccardo, principe normanno e conte di Aversa, dopo aver soggiogato Capua, Calvi, Carínola, Dragoni, Gaeta e Teano, occupò Riardo ed il suo contado (cfr. Rinaldo: Memorie storiche di Capua, Tomo 11, pag. 147).

Un secolo dopo, nel 1150, nel Catalogus Baronum di Evelyn Jarnison "De Riardo feudum unius milite", nel 1193 Riardo è nominata "Riardus" nella bolla Pontificia di Celestino III; nel 1269. Reg. 5 della cancelleria Angioina, "universitati homini Riardi"; RIARDO nel Re­gistro Onciario ‑ Vol. 10, pag. 34, Carolus 1, 1271; continuando tro­viamo ancora il nome Riardo nel 1474 "Archipresbyteratus Riardi, nella bolla di Sisto IV; ancora, nel 1493, Riardo, nella lite tra Riardo e Pietramelara, Vol. 613 n' 6588 del 25.5.1494 RIARDO e bosco di Riardo, 1635, nella Descrizione della Diocesi Teanese De Guevara; infine nel 173 1, nell'investitura del primo duca di Riardo; Diploma dell'imperatore Carlo VI.

Nel periodo romano Riardo era una importante frazione perché a Riardo si trovavano le famose sorgenti idrominerali; frazione impor­tante da avere un quinquennale, cioè una specie di assessore sul posto. Nel 1269 abbiamo ulteriore conferma dell'esistenza di Riardo come comune autonomo dalla seguente citazione: "Universitati homini RIARDI conceditur licentia conficiendi appretium" (Reg. Canc. An­gioina ‑ reg. 5, fol. 24 1). Nel 1308 e nel 13 10 il nome è scritto con la y, cioè "Ryardo".

La presenza greca nella zona sidicina e quindi anche a Riardo è cosa certa e confermata dagli scavi della Gradavola e dagli studi del Prof Trimarchi, studi che ci hanno assicurato della presenza commerciale greca nel sesto e quinto secolo prima di Cristo. Gli Osci campani co­me i Sidicini adottarono l'alfabeto greco. La civiltà greca diede un forte impulso alle attività umane, agricoltura, pesca , allevamento, ar­tigianato, commercio. Gli Osci sidicini appresero dai Greci l'alfabeto, l'uso della moneta, sistemi di peso e misura, le prime forme di cultura e la prima rete viaria che partiva dal mare e raggiungeva le zone più interne ricche di prodotti vari.

Riardo, che significa "sorgente potabile" oppure "fonte che zampilla" derivante dai due verbi greci "reo e ardo" trova la sua identità nelle locali e numerose sorgenti idrominerali. 

A Riardo venivano persone importanti e facoltose che qui si stabilivano per il recupero della salute con i bagni nelle acque mine rali, famose sin da quei lontanissimi tempi. Riardo, sotto Augusto e poi in seguito era rinomatissima sia per le sue cure termali, sia per il clima nella all' Appia.

"Teano, con la sua posizione topografica, è sita ai bordi sud orientali del massiccio vulcanico di Roccamonfina e a dominio della leggera infossatura che la divide dal rilievo calcareo del Monte Maggiore, infossatura che ospitò, sin da epoche remote, una frequentatissima via, tra la metà del VI e del V secolo a.C. La zona di Teano è coinvolta negli intensi traffici che si svolgevano tra Etruria e le colonie greche della costa campana" (Città da scoprire, TC1 Vol. III, pag. 20).

La frequentatissima via era, e lo è attualmente, la via Casilina, in epoca romana denominata via Latina, che da Roma portava fino a Capua. Le colonie greche della costa erano: Neapolis, Cuma, Puteoli, Sinuessa ecc. La presenza greca nella zona sidicina e quindi anche a Riardo, zona delle fonti idrominerali, ci è confermata dagli scavi della Gradavola del 1911 e dagli studi del Prof. Trimarchi; studi che ci hanno anche recentemente, assicurati della presenza commerciale greca nella zona sidicina, quindi anche a Riardo, nel sesto, quinto secolo a.C.

Gli Osci/Sidicini usarono parole greche per denominare le varie località e si riferivano, quasi sempre, alla topografia dei singoli luoghi; fatto questo in uso presso i Greci, già molti secoli prima del VI secolo a.C.

I nomi greci furono in seguito trasformati in latino dai Romani, quando questi entrarono in Campania nel periodo delle guerre sannitiche, iniziate da Roma al solo scopo di annettersi le ricche terre della Campania felix.

Così abbiamo Napoli ( da nea polis, cioè nuova città); Teano (da traomai, cioè la visibile da lontano); Monte Lucno (da lucnos, cioè luce), vulcano ancora in lieve attività in epoca storica, come ci assicura­va Orosio; Riardo (da reo ardo, cioè fonte che disseta) ecc.

RIARDO quindi ha la stessa radice del nome Roma e significa sorgente potabile, fonte che disseta, con evidente e lampante individuazione delle locali e numerose sorgenti idrominerali.  La Gradavola, Teano, Monte Lucno, Riardo distano tra loro in linea d'aria soltanto pochi chilometri e per via terra meno di dieci!

La leggenda che vuole far derivare il nome Riardo da un immaginario secondo incendio è da relegarsi nella pura fantasia popolare derivante forse dal fatto che Annibale, nel 216, durante la campagna della seconda guerra punica, devastò e incendiò tutto l'agro Falento e certamente avrà incendiato le poche capanne dei Sidicini che custodivano le fonti idrominerali; ma ingannato Fabio col famoso stratagemma dei buoi, avvenuto sulle nostre colline, non ritornò più nella nostra zona. Né poté dire la "riardo" perché la lingua italiana allora non esisteva; né il nome Riardo può derivare dalla parola latina "rursus" (rursum o rursus è avverbio latino che significa "nuovamente"). Un avverbio per indicare un nome specifico di località non avrebbe senso alcuno. La derivazione greca è e resta la più concreta e la più appropriata per indicare il sito e luogo delle fonti idrominerali.

La fortuna di Riardo è dovuta al suo costante clima primaverile, l'allacciamento alla via Latina e quindi all'Appia, a Capua, la colonia dedotta nella zona sidicina da Augusto, la fertilità del suolo, l'abbondanza delle sorgenti, l'essere vi­cina a Teano, Capua, il soggiorno o l'interessamento di un ministro quale Seiano, ma soprattutto la qualità veramente miracolosa delle ac­que, variamente denominate, come: Eletta, Gloriosa, Pliniana, Maxima, Ferrarelle, ci fanno affermare, senza tema di smentita che Riardo, per molti secoli, dovette essere una importante stazione climatico­balneare. Le qualità delle acque minerali, ora raggruppate tutte sotto il nome di FERRARELLE, sono molto apprezzate dagli intenditori: in­fatti queste acque hanno l'effervescenza naturale; sono acidule, alcali­ne, antiuriche, digestive.

L'acqua Santagata pur facendo parte del bacino idrominerale di Riardo, sgorga in tenimento di Assano del comune di Rocchetta e Croce.

Tutte queste acque sono batteriologicamente pure ed amicrobiche ed hanno sempre dimostrato le loro eminenti ed ottime qualità di acqua da tavola. Le acque minerali di Riardo giovano in molte malattie, co­me la soluzione dei calcoli, atonie gastriche ed intestinali, disturbi delle vie digerenti, nefríti, catarri vescicali, diabete, diatesi urica, ne­vrastenia ecc. L'acqua di Riardo mischiata al vino è gradevolissima e se ne può bere a volontà in tutte le ore del giorno e della notte, risul­tando ottimo dissetante, unita ad arancio, china, limone, sciroppo ecc diviene bibita eccellente.

Quanto detto è avvalorato dalla rivista Internazionale di clinica e terapia (Anno 1, n' 7), che così scrive delle acque minerali di Riardo. "Non v'è ormai più chi non riconosca l'efficace azione terapeutica e gli immensi benefici delle acque minerali Fonte Eletta e Ferrarelle".

Il primato di quest'acqua minerale è in ragione diretta del suo statismo.... poiché fin dal tempo di Plinio il Vecchio e di Vitruvio le sorgenti di Ferrarelle godevano vasta rinomanza.

L'acqua minerale di Riardo sgorga dal bacino della pianura di Riardo sita tra il vulcano spento di Roccamonfina ed il Monte Maggiore. Essa attraversa il sottosuolo formato da rocce vulcaniche e da sedimenti cartonatici, arricchendosi così di tutti quei sali minerali che la compongono

Con la caduta dell'Impero Romano e le invasioni barbariche, spopolamento, degrado, impoverimento generale ecc. i bagni e le acque vennero quasi del tutto abbandonate. Ma la fama delle acque medicinali di Riardo non si perse. Infatti il papa Gregorio VII (1020/1085), rifugiatosi a Salerno, alla fine della sua vita, per curare i malanni dei quali era afflitto, si faceva portare l'acqua di Riardo.

Quale la derivazione del nome FERRARELLE?  

Almeno tre sono le interpretazioni di fonti varie e di significato diverso. La più comune credenza riardese fa derivare il nome 'Ferrarelle" che dalla proprietà e qualità dell'acqua stessa. Ed indubbiamente questa è una delle più accreditate interpretazioni. Infatti anche a Teano, la piccola sorgente delle Caldarelle è chiamata "Acqua ferrata". L'acqua Caldarelle sgorga ai piedi di Monte Lucno, vulcano spento lungo il letto del Savone. Quivi il proprietario del tempo, nel 1890, nel far sistemare la sorgente trovò un ripostiglio di Ottantamila monete di bronzo e d'argento, da Augusto alla fine dell'Impero. Queste monete venivano offerte alla dea della fonte dalle persone guarite dalle proprietà terapeutiche delle acque. Le fonti erano dedicate alla de Igea Sanatrix. Acqua ferrata dalla proprietà dell'ossido di ferro in essa contenuta... e da ferrata a Ferrarelle il passo è brevissimo.

2) Lo storico teanese M. Broccoli, parlando delle acque Ferrarelle di Riardo scrive: "Credo che esse abbiamo avuto il nome dalla celebre badia sotto il titolo di S. Maria della Ferrara. Vi doveva essere una chiesetta, nel tempo di mezzo, che diede al sito il nome si Ferrarelle, come presso Capua questo nome è dato al monastero annesso alla Ferrara" ).

In comune di Vairano Patenora sorgeva una celebre badia di S. Maria della Ferrara. Le vicende dell'Abbadia, a confine tra il Regno di Na­poli e fl dominio dei papi, furono quasi sempre condizionate dallo stato dei rapporti che intercorrevano tra i re e i papi. Nel 1229 Gregorio IX, approfittando che Federico Il era lontano dal regno, impegnato nella crociata, cercò di occupare il regno di Napoli. Federico Il avuto notizia che i soldati del papa erano giunti fino a Calvi, lasciò la crociata e subito riconquistò il terreno perduto.

Fu in questa occasione che il grande Federico Il venne a Riardo, scri­ve Riccardo di S. Germano nella sua Cronaca: "ìndique non ostantibus hostibus, per RIARDUM habens transitum, ad S. Mariam de Ferraria venit indennis, ubi ecc." Riardo aprì le porte a Federico II, dandogli il passaggio e offrendogli ospitalità. Della supposta cappella medioeva­le, in località Ferrarelle, ipotizzata dal Broccoli non esistono tracce archeologiche, come altre in Riardo, né ricordo storico nella bolla di Alessandro III, papa dal 1150 al 1181, che nomina le cappelle di S. Maria, S. Erasmo, S. Nicola, S. Elena.

3) La contrada era chiamata anche Caldana o Caldara, come ci ricorda il Giusti, pag. 90, l'acqua era detta Caldanella o Caldarella. In­fatti nella "Guida alle acque minerali ed ai Bagni d'Italia, edita a Sie­na, per i tipi di Ales. Moschini, nel 1850, era scritto: 'Il  Comune di Riardo possiede una sorgente conosciuta col nome di acqua Caldanella o Caldarella, che trae dal sito ove sorge, detto Caldara". La denominazione di "acqua Caldarelle, osserva il Broccoli, è proveniente dal ribollimento continuo di quest'acqua".

Lo stesso luogo ove sorgono le fonti, a Riardo, nel linguaggio popolare, fino a qualche decennio fa, era denominato "BAGNI". La fama della prodigiosità delle acque di Riardo non è mai venuta meno. polcro,

Cessato il periodo medioevale e con l'avvicinarsi dei tempi moderni

Un'Italiana famosa all'estero.

La fama di Ferrarelle non si ferma ai confini nazionali.
Sin dall'inizio del secolo Ferrarelle "emigra" con gli italiani:
dal 1908 Pinasco & Ballest sono "Unicos importadores y concesionarios" in Argentina; mentre negli anni Venti in Egitto, colonia Inglese, Ferrarelle è una delle tre acque minerali presenti sul mercato.

Numerosissimi i premi, sia nazionali che internazionali, che riconoscono un secolo di qualità Ferrarelle. Già dal 1906, nell'Esposizione Internazionale di Milano, le viene conferito l’unico Gran Premio dell'Esposizione Internazionale, con il giudizio di  "migliore acqua da tavola italiana". Nel 1915 Ferrarelle ottiene l'unico Gran Premio dell'Esposizione di San Francisco in California

Un ringraziamento particolare 

al  Comune di Riardo , al Prof.Giovanni Spaziano e allo Stabilimento Ferrarelle

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